venerdì 17 luglio 2009

Tricase: "Giù le mani dalla Scuola Infermieri" - da www.ilgallo.org

Venerdì, 17 Luglio 2009 - 09:51
Pierangelo Errico, direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera "Cardinale Giovanni Panico": "E' una decisione incomprensibile. penalizzate la nostra professionalità e le nostre strutture".


di Federico Scarascia

Il dottor Pierangelo Errico parla non solo da Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera “Panico” di Tricase, ma anche come uno dei membri di docenza del Corso di Laurea. Con la diplomazia che lo contraddistingue, ma non mandandole certamente a dire, il dr Errico delinea il quadro della situazione dal punto di vista dell’Azienda che rappresenta, facendo una premessa fondamentale: “Tutte le volte che la Regione ha voluto verificare i nostri requisiti (“livello di formazione, capacità formativa sul campo, personale di Segreteria, spazi didattici, aule, aule magne per convegni, potenzialità di video conferenza”), siamo sempre risultati ai primi posti. Da qui nascono le perplessità…”.
Qual è allora la ragione per la quale, pur non riducendo i posti, vengono comunque concentrati in alcune sedi? “Possiamo anche comprendere certe dinamiche di politica universitaria: la strategia di accentramento va a vantaggio della comodità didattica dell’Università. Tuttavia voglio sottolineare come questi tipi di corsi siano distribuiti sul territorio, non a caso nella “lunga” Puglia ci sono più sedi, perché si vogliono ottenere risultati quali la formazione sul campo, il livello culturale sempre adeguato nelle varie sedi di formazione, un alleggerimento del carico formativo per le professioni sanitarie nelle sedi centrali universitarie e, appunto, la distribuzione nelle sedi di formazione periferica, naturalmente presso Aziende ospedaliere che ne abbiano i requisiti, come la nostra”.
Dunque? “Evidentemente, a fronte della qualità dimostrata dall’Azienda “Panico” in tutti questi anni, si preferisce, per ragioni che noi riteniamo di rilevanza minori, fare un accorpamento di 120 studenti nella sede di Lecce, peraltro con serissimi problemi di requisiti strutturali (“ed è obbligatorio, da parte di chi di dovere, che s’indaghi e si verifichi…”), perché un conto è averne 60 ed un altro è averne il doppio, da moltiplicare poi per tre anni… Riteniamo perciò che non si stia gestendo al meglio la collaborazione. Se invece, come ho già detto, si tratta di una strategia di accentramento, allora devo dire c’è una seria penalizzazione delle strutture accreditate di formazione periferica ed una gravissima limitazione della libertà di scelta di studio degli studenti! Che, tra l’altro, in luoghi di formazione come l’Ospedale “Panico” trovano un indirizzo formativo ulteriore perché noi siamo nella rete ospedaliere riconosciuta dalla legge nazionale e quindi anche la scelta del nostro Polo didattico da parte dello studente è un’opportunità diversa rispetto a quella che si può trovare in un Polo pubblico”.
Si può sperare ancora? “Avendo noi consolidato decennali esperienze didattiche e strutture adeguate, l’Università barese deve fare uno sforzo per garantire la sopravvivenza della nostra sede, considerata anche la difficoltà economica di molte famiglie di sostenere l’invio dei propri figli a formarsi lontano da casa. In più, la norma nazionale dice anche che laddove l’Università, per problemi interni, non dovesse riuscire a garantire la formazione che ha contrattato con la Regione, dovrebbe lasciare campo libero ad altre Università per stipulare ulteriori protocolli d’intesa. E queste ci sono e sono molto più distanti di quella di Bari, per cui è incomprensibile come mai Bari non riesca a garantire questa continuità… L’augurio è che l’Università riveda le proprie decisioni. Il tempo c’è: la Regione deve chiedere all’Università di fare un’integrazione del Bando, indicando il ripristino delle sedi di Tricase e Brindisi (altra sede soppressa, Ndr)”.
Insomma, siamo quasi al punto di non ritorno… “Intanto, direi che siamo al punto che la poca lungimiranza delle Istituzioni è un nodo che comincia a venire al pettine. Se ci fosse stato un controllo programmatico più forte, invece di ridursi all’ultimo momento, queste problematiche avrebbero avuto una discussione più ampia già nei mesi scorsi e probabilmente le soluzioni si sarebbero trovate… Adesso occorre che tutta l’opinione pubblica si mobiliti, e lo dico nell’esclusivo interesse del diritto di accesso allo studio dei nostri figli, non per altri scopi: è bene ricordare, infatti, che il “Panico” non ha certo degli introiti nell’essere sede di formazione (“le tasse degli studenti vanno all’Università e noi stessi diamo dei contributi all’Università per sussistere”), anzi sostiene consistenti costi per mantenere la Scuola. Però abbiamo una “mission”, che è quella dell’aggiornamento continuo del personale, elemento strategico per la qualità e per il ricambio generazionale del nostro Ospedale”.


Il fatto

Un decreto da poco approvato dall’Università di Bari (organismo delegato per la Puglia) e ratificato dalla Regione ha stabilito (nell’ambito del fabbisogno di 900 infermieri professionali per l’Anno Accademico 2009/2010) la soppressione del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche presso l’Azienda Ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase. Nel Salento, di Scuola per Infermieri, rimane solo quella del “Vito Fazzi” di Lecce. Il “Panico”, dunque, tagliato fuori: gettati d’un colpo nella pattumiera 120 posti (ogni anno) di Laurea Triennale in Scienze Infermieristiche, impegno, qualità, eccellenze strutturali di quella che è considerata a giusta ragione una delle migliori scuole dell’intero Sud. Negli anni passati erano stati già soppressi i Corsi di Laurea per Tecnici di radiologia, per Tecnici di Laboratorio Analisi chimico-cliniche e per Terapisti della Riabilitazione. Un colpo bruttissimo non solo per Tricase ma per l’intero Capo di Leuca. Un anno fa il rischio era stato scongiurato in extremis. Si ripeterà ancora il miracolo?


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