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Oggi nel Salento come in tutta la Puglia, al centro della nostra attenzione è il comparto produttivo che versa in condizioni disperate. Bisogna però anche pensare agli altri settori, come quello dei servizi, che potrebbero dare molto nel prossimo futuro. Il settore turistico dovrebbe essere incoraggiato perché può offrire potenzialità enormi al nostro territorio. Si sente tanto parlare di destagionalizzazione ma poi, nei fatti, la stagione turistica si concentra nei canonici quindici giorni di agosto, e nel resto dell’estate, il vuoto più assoluto. Questo sforzo di destagionalizzare deve venire innanzitutto dagli stessi operatori di settore, i quali devono dare al turista, oltre al calore ed alla generosità dell’accoglienza, che sono valori insiti nel nostro dna di popolo salentino e pugliese, anche dei buoni servizi, un ottimo rapporto qualità-prezzo e devono essere più elastici, ossia in grado di cambiare seguendo le trasformazioni di un settore che è in continua evoluzione. Certo, essi non devono essere lasciati soli dalle istituzioni e dovrebbero accedere con estrema facilità a quegli strumenti, come l’aggiornamento e la formazione professionale, che invece è stata quasi bloccata dalla Giunta Regionale uscente. La politica, in un certo senso, deve fare mea culpa, perché non serve fare convegni e forum sul turismo, se poi non si mettono gli imprenditori turistici nelle condizioni di investire, quindi di crescere e migliorarsi. Non serve fare titoloni sui giornali, dibattiti in televisione e tavole rotonde, se poi va avanti la politica del no preventivo ad ogni nuovo investimento che potrebbe portare occupazione e benessere al nostro territorio, e mi riferisco a quelle frange estreme della sinistra locale che hanno in questi anni fortemente condizionato le scelte politiche dei governi provinciale e regionale. Allora, va bene valorizzare e difendere la bellezza e le caratteristiche paesaggistiche del nostro Salento, come fanno gli ambientalisti, ma chi governa deve contemperare le giuste ragioni delle varie associazioni di difesa del territorio con quelle, parimenti sacrosante, di chi vuole investire, creando alberghi o villaggi turistici. Infatti, la creazione di nuove strutture ricettive certamente amplierà il ventaglio della nostra offerta, attirando nel Salento anche quella fascia turistica del segmento alto che fino ad ora ha preferito altre mète, come la Sardegna, la Versilia o le Cinque Terre. Non si può certo puntare solo sui bed and breakfast, come ha fatto la Giunta Pellegrino, con il suo utopistico progetto di “albergo diffuso”, poiché solo i B & B offrono una scarsissima ricettività. Naturalmente, nell’ottica di uno sviluppo armonico del territorio, alla nascita di nuovi complessi turistici deve seguire una implementazione delle strutture di supporto al turismo, come bus e navette di trasporto, un miglioramento della rete stradale e autostradale, un rafforzamento dei trasporti aerei e ferroviari; non occorre avere un aeroporto in più in provincia di Lecce o in provincia di Taranto, basta far funzionare meglio quello di Brindisi, che si trova in una posizione più che centrale per il Salento, così come quello di Bari si trova in una posizione molto favorevole per tutto il barese e quello di Foggia per il foggiano. Se vogliamo avere la capacità di attrarre investimenti, dobbiamo eliminare le distanze che adesso ci separano dal resto dell’Italia. Se vogliamo che i nostri imprenditori ed anche imprenditori forestieri ritengano vantaggioso investire qui, dobbiamo alleggerire il carico burocratico che grava su tutte le aziende, dobbiamo mettere gli enti locali in condizione di dare rapide risposte a chi chiede un permesso o una licenza e dobbiamo anche trovare un migliore raccordo fra le varie associazioni presenti sul territorio e la politica, nel senso che esse dovrebbero lavorare insieme, e non contro, gli organi politici, nell’ottica del bene comune. Bisogna collegare l’offerta turistica con l’offerta culturale, dal momento che la nostra è terra di arte, ricca di secoli di storia, creando dei pacchetti integrati che soddisfino ogni esigenza. La politica turistica portata avanti dalla Regione mi sembra però molto lontana da questo modo di vedere. Occorre un impegno serio e concertato da parte di tutti gli attori coinvolti in questo importante settore, operatori turistici, associazioni di categoria, APT, Enti locali, governo regionale e governo centrale, per risollevare le sorti della grande azienda turistica pugliese e meridionale, se vogliamo davvero un futuro di sviluppo e di benessere.
ANTONIO MUSARO’
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